Abbiamo il diritto di chiedere dove vanno a finire le donazioni e il dovere di farlo nei confronti di chi vogliamo aiutare?
Ma perché in Italia, come scrive Alex Zanotelli nella
prefazione del libro, si è sempre parlato
poco, come si è riflettuto poco sulla nostra "mala
cooperazione". Purtroppo, ammette sempre Zanotelli, dal 1985, quando su
"Nigrizia", pubblicò l'editoriale "Il volto della fame
africana", una denuncia del sistema di aiuti ai paesi del Sud del Mondo,
le cose non sono cambiate. Sono anche peggiorate. In quell'articolo
denunciarono il fatto che i partiti
avevano messo le mani sui fondi per la cooperazione e sui soldi per la lotta
alla fame in Africa. Ha ragione quando dice che se un magistrato avesse
indagato, già allora sarebbe scoppiata
Tangentopoli.
Oggi la cooperazione è ridotta a zero, quindi la politica
non può più lucrare tanto su questi fondi, ma è stata sostituita da strumenti
più raffinati e sofisticati come la finanza e altri. Il business è l'unica
cooperazione portata avanti dai governi italiani.Che peccato!
Gli italiani sono
famosi nel mondo come un popolo generoso.
Io, personalmente, non ho mai visto così dinamiche ed attivi organizzazioni, associazioni, fondazioni!
Ha ragione il giornalista per la generosità che non deve servire a scaricarci la coscienza. E'
necessario controllare chi sono i finanziatori delle associazioni e dove vanno
a finire i soldi. Nei giornali italiani non c'è attenzione critica a queste
realtà. Io, personalmente, non ho mai visto così dinamiche ed attivi organizzazioni, associazioni, fondazioni!
Questo libro ti apre gli occhi! La lettura è una sensazione simile a quella del libro "La distinzione " del Pierre Bourdieu.
Da una parte, si trova lo spazio sociale e le sue trasformazioni, un rapporto sociale sconosciuto. "La distinzione" per me rimane un libro molto importante ed è uno dei libri che fanno parte della mia "enciclopedia mentale", uno dei "grandi esiti della sociologia contemporanea".
Dall'altra parte, nel libro ”L’industria della carità”, si trova tutta l'industria della carità, con le storie e testimonianze inedite il volto nascosto della beneficenza: le testimonianze dall'interno"...comprese le schifezze che ci sono" dove il business degli aiuti umanitari è una realtà con la quale s’impara a convivere, senza farci illusioni; bilancio trasparente, questo sconosciuto; il lato oscuro di Robin Hood-terza parte del libro, non in caso, con la citazione di Margaret Thacher: "Nessuno ricorderebbe il Buon samaritano se avesse avuto solo buone intenzioni. Aveva anche soldi." La "strana copia": le grandi ONG si sono guadagnati il rispetto delle multinazionali; grandi benefattori, grandi affari; dipendenti e volontari; traffico dei bambini; cinque per mille; i vestiti per i poveri; la testimonianza di Viviana.
L'autrice Valentina
Furlanetto ha fatto tantissime ricerche e sotto lineando l'importanza del controllo dei bilanci alle associazioni
ONLUS, ONG, scrive che "spulciare i bilanci è, in effetti, un lavoro
poco eccitante", ma "tuttavia, se si è interessati a finanziare
un'associazione(piccola o grande che sia), invece che farsi incantare da foto
di bambini e tramonti africani, vale la pena passare un po' di tempo sui
numeri, D'altra parte è grazie ai numeri, non grazie ai tramonti che si aiutano
in concreto le persone."
Poco trasparenza,
stipendi faraonici o i salti mortali di carriera ...Se volete di più, alla
pag. 67 del libro troverete "Di padre in figlio". Ci sono i
personaggi famosi: da Gino Strada al Lele Mora, Maddalena Grechi...
Ecco il testo di Zanotelli che fa riflettere, scritto
sull'ultima copertina del libro della giornalista Valentina Furlanetto: Ho
l'impressione che le ong- con le dovute eccezioni -alla fine siano servite più a noi che non agli
impoveriti, perché funzionali a un modello di sviluppo occidentale.
Diventano spesso i paletti avanzanti del nostro commercio estero. Basta con la carità! C'è bisogno di giustizia.
”La liberazione viene sempre dal basso.http://www.passionenonprofit.it/tag/critiche/
Dott.ssa Penka Ilcheva
